Centovetrine puntata del 7 maggio 2012 – riassunto

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Damiano ha un bel da dire a Brando: “Devi avere fiducia nella giustizia”! Ma come può un uomo innocente credere nell’onestà altrui quando addosso a lui cadono le più inverosimili accuse?

E un’altra già gli sta cascando fra capo e collo. Laura firma la sua deposizione nella quale accusa Salani di aver fatto carte false per impossessarsi della tenuta di Serralunga. Valerio è un po’ perplesso e non capisce perché l’ex moglie sia tanto astiosa nei confronti di Brando. Perché l’uomo la odia tanto? E perché anche lei lo odia? Da parte sua la Beccaria chiede a Valerio: perché Brando è ancora libero?

Per poco, purtroppo. L’accusato sta parlando alle sue maestranze alle quali chiede di avere fiducia in lui; non ha aggredito Sebastian e non ha ordinato di dare fuoco alla sua preziosa tenuta. A ben poco, però, serve la solidarietà dei suoi dipendenti per salvarlo dalle manette. Damiano lo informa che il giudice ha emesso un provvedimento restrittivo a suo carico: è in arresto.

Impulsivo e senza più la speranza di essere creduto, Brando aggredisce Bauer e scappa.

Ciò non contribuirà certo a rassicurare Viola che si sta sfogando con la madre. Per Matilda la decisione che i due ragazzi hanno assunto di non frequentarsi più è intempestiva. Anche se un domani torneranno insieme, un’ombra veleggerà sempre su di loro: Viola non ha creduto alla sincerità di Brando e nulla più sarà come prima.

Mentre Diana si sta preparando per presenziare alla cerimonia commemorativa di Adriano, Ivan scopre sul tavolino della camera da letto una scatoletta contenente acido folico. La Cancellieri nasconde una sorpresa per lui?

Anche Ettore si sta recando da Carol, ma prima fa una visita alla figlia. Ferri ha capito che l’odio è un sentimento sprecato. Per quanto tempo lui ha combattuto Adriano? Diana ammette di non serbargli rancore; ciò nonostante Ettore ancora non si fida di lei, vorrebbe crederle, ma non ci riesce.

In chiesa, dopo che Ferri ha commemorato Riva, affermando che è stato un uomo dal grande cuore come ce ne sono pochi, è Carol che ricorda l’uomo scomparso. La Grimani, mormora, non è lì per celebrare la morte dell’amato, ma la sua vita.

E recita una poesia di Oscar Wilde:

“Se noi non avessimo amato,
Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l’ape
Nel suo grembo dorato,
Se quella pianta di rose avrebbe ornato
Di lampade rosse i suoi rami!
Io credo non spunterebbe una foglia
In primavera, non fosse per le labbra degli amanti
Che baciano. Non fosse per labbra dei poeti
Che cantano.”

(A cura di Francis)

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