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martedì, 29 novembre 2011

Centovetrine puntata del 29 novembre 2011 (2495) - riassunto

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Dopo aver esitato un attimo, Cecilia non confessa il vero motivo per il quale vuole abbandonare la Polizia, ma ribadisce che non si dà pace per aver ucciso una persona. Damiano la invita a non mollare in quanto, contrariamente a quello che afferma la Castelli, lei è tagliata per quell’incarico.

Prima riunione di lavoro del dott. Riva quale responsabile medico della Medery. Approntata con meticolosità la sua relazione, Adriano è però molto nervoso in quanto deve convincere un imprenditore a commercializzare i macchinari prodotti dalla società. Ma non è cosa semplice in quanto il primo ostacolo si materializza quando il delegato non legge sul depliant predisposto dalla Società il nome dell’ing. Castelli. Per la Grimani quello non è certo un ostacolo, ora il posto di Jacopo è stato assunto dal dott. Riva: le garanzie che richiede il mediatore sono ugualmente assicurate. Ma è troppo ottimista perché per l’interlocutore il nome di Riva è sconosciuto, ed è solo per questo che l’affare non andrà in porto.

Adriano si sente umiliato anche se Carol lo rassicura che tornare alla Medery non è stato un insuccesso.

Dopo aver staccato dal muro la sua laurea e salutato la dottoressa Luciani, Adriano lascia il suo studio e, forse per sempre, l’ospedale. La sua espressione è triste e rammaricata.

Le oscure meditazioni di Cecilia, mentre fa colazione, sono interrotte dall’arrivo di Zeno. L’ex amante è molto decisa quando gli rinfaccia che lui avrebbe potuto evitare la morte di Esmeralda se solo avesse confessato di conoscere la sua segreta attività di ladra. Molto pacatamente Bauer le confessa che è venuto solo per salutarla perché intende lasciare Torino, e questa volta per sempre. Fissandola con i suoi occhioni più blu del cielo di un deserto, Zeno la informa che si stabilirà a Montpellier, presso un amico e le consegna una lettera indirizzata a Damiano: lei e il fratello, ammette con amarezza Zeno, sono stati gli unici a fare qualcosa di buono per lui.


Ciao Zeno, di te sentiremo sicuramente la mancanza!

Mentre a Torino si stanno svolgendo tutti questi eventi, Sebastian è ancora isolato nel suo eremitaggio sloveno, in solitaria meditazione. Seduto di fronte al caminetto vuole svuotare la sua mente dai cupi pensieri, lasciandosi accarezzare dolcemente dalla fedele Laura. Ma per Castelli il “mal comune non è mezzo gaudio” in quanto a lui non importa nulla se anche Ettore è coinvolto nello scandalo del secolo. La Beccaria (probabilmente stanca di quell’isolamento) invita il quasi marito e tornare nell’arena ed a combattere come farebbe un toro ferito. Ma le ferite di Sebastian – per sua stessa ammissione – sono ben più profonde e non se la sente di iniziare una nuova guerra – oltre a quella che già sta combattendo con se stesso - prima di averle cicatrizzate.

Dopo l’alcol e Laura è ora l’insonnia l’inseparabile compagna dell’uomo. Sa che deve sconfiggere il fantasma che porta dentro di sé, ma non sa dove trovarlo.

All’improvviso un rumore scuote l’udito del Castelli. Chi sarà mai che si muove furtivo in quella landa sconsolata? Una tribù di pellerossa in cerca di uno scalpo? Un branco di lupo affamati? Un feroce cacciatore di taglie?

Con passo felpato, dopo aver intimato a Laura di non muoversi, Sebastian esce dalla baita e aggredisce l’intruso… o l’intrusa? (Riassunto di Francis)

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