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mercoledì, 30 novembre 2011

Centovetrine puntata del 30 novembre 2011 (2496) - riassunto

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Il misterioso intruso che si permette di aggirare con tono furtivo intorno allo chalet sloveno è Jacopo.

I due Castelli, rientrati nella baita su invito di Laura (fuori fa freddo) non si scambiano molti convenevoli. Anzi, Sebastian esce per rinfrescarsi le idee lasciando il figlio solo con la Beccaria, che ascolta con rassegnazione le parole preoccupate che Jacopo le rivolge parlando del padre. Non lo ha mai visto in quello stato angoscioso e rinunciatario. Quando  “l’eremita” rientra alla base Jacopo gli porge, senza tante spiegazioni, un foglio da firmare. E’ una delega con la quale l’ex tycoon incarica il figlio di gestire l’intero patrimonio di famiglia. All’obiezione di Sebastian - è in corso una guerra legale per determinare chi ne sia il possessore – Jacopo risponde che Matilda, da parte sua, ha già firmato un documento identico per quanto di sua competenza.

Jacopo sprona il padre a non lasciare tutto nelle mani del suo peggiore nemico, e di tornare a Torino.

Nel salutarlo, la Luciani informa il dott. Riva che aveva proposto il suo nominativo per farlo entrare nell’équipe cardiochirurgica di una famosa clinica che intende espandersi, ma il medico è stato rifiutato dalla sig.ra Costanza, la proprietaria. Troppe chiacchiere e pettegolezzi si sono fatti ultimamente sul suo conto.

Adriano non demorde e, sapendo che la titolare della casa di cura è a colloquio con Sabina, la aspetta fuori dallo studio e le si approccia molto educatamente e serenamente. Donna Costanza vorrebbe liquidarlo con poche e sprezzanti parole, ma il medico insiste. Vuole chiarirle la sua posizione e la invita a cena. La donna accetta malvolentieri, ma già gli preannuncia che non cambierà idea.

Il dott. Riva, fissando una foto dove lo si vede in compagnia del padre, ripensa alle frasi di elogio che Francesco gli pronunciò quando era ancora in vita, e cioè di essere orgoglioso di lui. Gli occhi del cardiochirurgo si riempiono di amare lacrime.


Spetta a Cecilia il compito di avvisare Damiano che Zeno se ne è andato, e gli consegna la lettera che il fratello gli ha lasciato. Bauer sa che Zeno è fuggito per proteggere Viola anche se quella donna – ribadisce l’ispettore – non si merita nulla.

Nella missiva Zeno lo rassicura: quella è l’ultima volta che gli dà una delusione. Se non lo ha salutato personalmente è perchè sapeva che il fratello avrebbe cercato di convincerlo a restare, probabilmente riuscendovi. Aveva ragione lui quando gli prediceva che Viola era pericolosa: invece di salvare lei – come avrebbe sperato e voluto – è stato lui a cadere nel baratro. Nonostante tutto non la può denunciare in quanto, anche se ha compreso di aver sbagliato, non la vuole tradire perché l’ama.

Però poi Zeno telefona al fratello dandogli l’indirizzo di una abitazione situata vicino a Caselle. E’ il luogo dove Esmeralda, e le complici, si incontravano.

Trovando tutti i cassetti di Zeno vuoti Viola intuisce (e non ci vuole molto) che l’amante se ne è andato. Ma è troppo tardi. Come recita un luogo comune: chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

Ettore chiede a Carol ed a Serena di appoggiare, quali socie della holding, la sua nomina a garante del Gruppo. Ha ottime idee da attuare e le vuole illustrare nel corso di un pranzo. La Bassani, stranamente, difende l’auto candidatura del cugino Jacopo e si adombra, rinfacciando alla madre di aver accettato l’invito di Ferri senza averla nemmeno consultata. La Grimani, però, è sempre più convinta che quella prestigiosa carica spetti di diritto a Ettore, molto più qualificato per rivestirla.

Alessio Nisi consegna a Ivan il primo capitolo dell’autobiografia non autorizzata su Ettore Ferri. Bettini pensa che il giornalista, non fidandosi delle proprie fonti, voglia un suo placet. Lo scrittore è però ben consapevole che Ferri lo querelerà, a prescindere.

Il vecchio amico del fondatore del Gruppo Ferri ribadisce che non ci sono segreti nella vita del tycoon, ma Nisi, tolto il coniglio dal cilindro, lo informa di essere in possesso di una lettera scritta da Marta Levi. Benchè si senta dare dell’ignobile, Alessio prosegue nel suo discorso: Anita Ferri aveva una sorella più giovane, scomparsa nel nulla… (A cura di Francis)

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